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Dopo

 

 

Massiccio dello Sciliar

 

“L’onda del cuore non salirebbe tanto in alto per diventare spirito se non s’infrangesse contro il vecchio e muto scoglio del destino”            Holderlin

 

Massiccio dello Sciliar

 

Suono d’organo a Brixen che arriva nel silenzio come un monito al pentimento, nell’aula sacra i cristalli tremano e le vibrazioni musicali si fanno strada nell’animo frantumato. Non sono pronta, non lo sono, respiro d’organo che mi chiede di inginocchiarmi, ma non ho capito dove ho sbagliato, io non ho capito.

Sull’altopiano dello Sciliar, gigante addormentato, ho peccato di stregoneria, ho liberato il fuoco celato nelle mie viscere e ho fatto finta di non sapere che fosse quello che voi chiamate diavolo (si, il diavolo con lunghe corna da stambecco e quegli occhi che hanno il taglio e il mistero dei rettili…)… ora mi si accusa, mi si getta in una cella buia, mi si tortura e mi si condanna, è vero ho sbagliato e mi brucerete perché così troverete un senso al vostro rancore. Non una parola dalla mia bocca ma solo lacrime cascanti dai miei occhi verdi. I fumi dolciastri di me stessa si spargeranno nelle valli, particelle minute sarò finalmente leggera come l’aria, diventerò altro mi confonderò con gli elementi e i miei sbagli non saranno più tanto gravi.

 

 

   

   Massiccio dello Sciliar

 

Dopo la pioggia le nubi che salgono dal fondo delle valli sono spettri, mantelli di vapore che avvolgono pensieri confusi. E dal fondo di queste, eccole in lontananza farsi immagine. Ardite guglie, torrioni massicci, pinnacoli inaccessibili verso l’azzurro… le dolomiti sono un ponte gettato verso il cielo. Qui dove una volta c’erano atolli corallini c’è la pietra e la fantasia degli uomini.

Sollevate da spinte generate dalla titanica collisione che ha modellato i continenti, le masse rocciose si fratturano in seguito al corrugamento, e poi erose a più riprese dallo scorrimento delle acque superficiali e il lento lavorio di scavo dei grandi ghiacciai. E’ stato solo il tempo eppure sembra un miracolo creato per gli occhi.

La roccia che sale verticale verso il cielo è una muraglia, i cui merli di coronamento sono nascosti da nubi ovattate. Anche l’animo più scettico non potrà non credere alla presenza di divinità che dimorano su quelle cime. E allora, divino che sei sulla cima dei monti perdona la pochezza del mio essere, non sono degna di camminare e di pensare. Dammi la luce per capire, perché ho paura, paura come tutti quelli che ti invocano, paura che la pazzia sia un salto troppo facile.

Sono impaurita dal vuoto che rumoreggia in me, un pozzo a cui non si può più attingere niente, asciutto per incapacità. Temo di alzare lo sguardo troppo in alto, ardito gesto che non posso permettermi per insufficienza, provo vertigine a seguire l’innalzarsi, dall’estesa pendice detritica, delle pareti tormentate da gole e ripidi canaloni. Sono il nulla e il tutto, racchiuso nella paura.

 

 

 

   

Sassolungo   

 

 

 

   

Sassolungo   

 

 

 

 

         

Sassolungo   

 

 

 

 

       

Sassopiatto   

 

 

 

Altopiano del Sella   

 

 

    

Altopiano del Sella   

 

 

   

Altopiano del Sella   

 

 

    

Altopiano del Sella   

 

 

       

Altopiano del Sella   

 

 

   

 

 

 

  

 

 

 

   

 

 

 

 

Latemar   

 

 

 

 

Latemar   

 

 

     

Il Catinaccio   

 

 

 

Il Catinaccio   

 

 

        

Il Catinaccio   

 

 

Il Catinaccio   

 

 

 

Il Catinaccio   

 

 

    

 

 

 

 

 

 

     

 

 

 

       

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